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La Leo

Mi chiamo Luisa Leonardi Scomazzoni ma tutti mi conoscono come la Leo, la mia storia potrebbe essere quella di tutti…tutti quelli che sanno credere nei sogni.
Nel ’85 conseguo faticosamente il diploma di geometra e lavoro nell’azienda di mio padre per 10 anni ma mi rendo conto che non è la mia passione. Ne ’98 decido che è arrivato il momento di esprimere me stessa ed apro Dalaleo un negozio pioniere nel suo genere, mescolo il design all’etnico di alto livello ed è subito successo…questo lavoro mi porta a viaggiare e fare ricerca ed è proprio durante un viaggio che rimango folgorata da un oggetto.
Solo successivamente capisco che mi avrebbe aperto le porte ad un mondo a me sconosciuto…quello della moda e del design.

Un team di sole donne

Design

  • Luisa Leonardi Scomazzoni
    Luisa Leonardi Scomazzoni

Prodotto

  • Edijane Santos de Jesus
    Edijane Santos de Jesus
    La connessione con il Brasile e con l'artigianato ecosostenibile

Amministrazione e Commerciale

  • Ilaria Franchi
    Ilaria Franchi
    La responsabile amministrativa di Dalaleo Srl.

 

Come mi sono trovata coinvolta nel mondo del design?

Sono arrivata in questo mondo per caso, infatti I miei studi non riguardano il design e la
moda, ma l’edilizia. I primi 10 anni di vita lavorativa li ho spesi lavorando nell’azienda di
famiglia, nel settore costruzioni immobiliari. Poi per un paio di anni ho fatto un po’ di tutto, la
cameriera la commessa ecc…..Dopo varie esperienze lavorative ho aperto nel 1998 un
negozio di complementi d’arredo che tutt’ora gestisco. Durante un viaggio in brasile sono
stata folgorata da un oggetto, solo dopo ho capito che mi avrebbe aperto le porte ad un
mondo a me sconosciuto…quello della moda e del design.

Cosa mi influenza? Da dove prendo la mia ispirazione?

La mia fortuna paradossalmente viene dal non avere avuto maestri o riferimenti; sono arrivata
al design libera da sovrastrutture culturali, con lo svantaggio di non avere basi “classiche”, ma
il vantaggio di potermi esprimere completamente priva di influenze. Sottolineo che rispetto e
ammiro chi ha seguito un corso di studi tradizionale, semplicemente non è la mia storia.
Nel design dei miei pezzi mi ispiro alla purezza delle linee, ad un certo minimalismo, pur
prendendomi delle licenze ogni volta che ne ho voglia. Il risultato è che ho delle collezioni
nelle quali trovano spazio sia pezzi lineari che altri dalle linee più classiche.
Quando devo creare un nuovo modello lo disegno principalmente per me, per una mia
esigenza,
mi immagino di essere in viaggio di correre dal commercialista o uscire a cena e quindi creo
la borsa per l’occasione. Ma poi ascolto molto le esigenze delle donne ed avendo un negozio
ho un contatto diretto con la diretta interessata che mi aiuta ad inventare ancora.

Qual è la mia meta di viaggio preferita?

Sicuramente il nord est del brasile, che è il luogo dove ho incontrato la mia passione
lavorativa. A Salvador de Bahia ho visto per la prima volta utilizzare le linguette in alluminio
delle lattine di bevande, come materiale principale per la creazione di abiti ed accessori.
Nella baia antistante la città c’è l’isola di Tinharè, dove trascorro un paio di mesi l’inverno, per
riposarmi, ricrearmi, divertirmi e…fuggire il freddo invernale del mio paradiso….Riva del
Garda, un luogo magico.
Amo molti altri luoghi, come l’Asia ma prediligo l’america latina amo luoghi caldi di mare, dove
con la lingua me la cavo, e le cui culture hanno tanti punti di contatto con la mia.

Qual è il mio mezzo di lavoro preferito? La categoria di prodotto preferita?

Non uso quasi nulla, qualche schizzo ma solo per trasferire l’immagine che sta nella mia
mente e farla comprendere a Ivonete la vera tributaria di questo successo. E’ una donna
fantastica la mente di questo lavoro e a lei vanno i plausi per questo prodotto. Lei oltre a
realizzare i modelli insieme a me dopo deve insegnare e organizzare tutto il lavoro a 40
donne e credetemi non è cosa facile.Siamo riuscite ad instaurare un rapporto di grande sintonia, io vivo con lei e la sua famiglia il
tempo che mi trattengo in brasile ed è in questo periodo che nasce la collezione, magari
mentre stiamo mangiando un piatto tipico bahiano o guardiamo insieme la telenovela delle
ore 20,00.
In particolare amo le borse da donna, ma anche altri accessori come cinture e pochette e
portamonete.
Recentemente abbiamo realizzato dei cuscini da salotto ed altri elementi decorativi per la
casa.
Sento molto la sfida che viene dal mondo dell’accessorio da Uomo, credo che sarà una mia
prossima frontiera.

Il mio progetto più recente

Senza rendermene conto è nata una azienda che utilizza quale materiale base per le
creazioni : la linguetta in alluminio delle bevande in lattina. Ovviamente riciclate.
L’assemblamento è con filo ed uncinetto ma anche con materiali nobili, ad esempio uso i
cristalli swarosky per i miei gioielli dove ho voluto unire in una mia follia mentale il ricco ed il
povero.
La lavorazione viene svolta in una favela di Salvador, dove da 4 anni do occupazione ad un
gruppo di 40 madri di famiglia, ognuna delle quali ha 4-5 figli . Questo aspetto mi rende
particolarmente fiera ed orgogliosa di quello che faccio. La stabilità economica che il lavoro
ha portato a queste famiglie è tangibile: le loro case sono ora più vivibili, i bambini possono
frequentare le scuole, e un domani queste donne avranno una attività da insegnare alle
proprie figlie. L’utilizzo del riciclato, poi, mi da soddisfazione, in quanto pensare che invece
che in discarica l’alluminio possa essere “indossato” e rientrare nel ciclo produttivo è un bel
messaggio per i più giovani. Inoltre c’è un mondo che vive dietro al riciclo, che non è come in
Europa o negli USA affidato ad aziende strutturate. A salvador sono i poveri che recuperano
le lattine ai concerti, allo stadio, in strada, durante il carnevale. Sono riconoscibili dai sacchi
che si trascinano dietro, pieni di rifiuti pronti a riprendere vita. I riciclatori vendono poi a peso il
materiale, che viene diviso e passato ai vari impieghi. E’ ivonne che si occupa dell’acquisto
delle linguette, poi in favela c’è la fase del lavaggio e dell’asciugatura, e poi finalmente la
trasformazione in prodotto finito, grazie al lavoro delle mie ragazze.

Qual è il mio sogno?

Il mio sogno è quello che sto vivendo. Svolgo un lavoro che mi fa sentire orgogliosa di quello
che faccio. Mi permette di girare il mondo partecipando alle fiere internazionali della moda ed
essere la portavoce di questo fantastico lavoro di cui mi sono innamorata la prima volta che
l’ho visto.
Spero che questo possa durare ancora per molto tempo, spero di riuscire ad evolvere questo
materiale in maniera da riuscire a stupire ancora un’altra volta i miei clienti così che io stessa
mi possa emozionare nel vedere per esempio attraverso la webcam il risultato della
ristrutturazione di una delle loro case.
Quello che mi sono prefissata nel mio piccolo è di insegnare loro la cultura della qualità del
prodotto insieme al valore di rispetto e considerazione del lavoratore, valori che mi ha
insegnato mio padre.
Quando mi chiamano nelle scuole per parlare del mio lavoro racconto la mia storia che
sembra una favola ma che potrebbe essere quella di tutti, basta saper sognare.

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